Analisi tecnico-tattica della crisi del Napoli

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Al nastro di partenza di questo campionato il Napoli si è presentato come la squadra che maggiormente si era rafforzata rispetto alle altre e si apprestava a vivere una stagione da protagonista. Purtroppo tutte le attese sono state smentite, ed in 7 partite gli azzurri sono riusciti a raggranellare soltanto 7 punti, e per di più tutti in casa. La crisi si è acuita con l’uscita di scena di Marino prima e di Donadoni poi, ed ora toccherà a Mazzarri tirare il Napoli fuori dal pantano in cui si è impelagato. Ma perché una squadra che ha comprato giocatori di sicuro talento e che ha speso 50 e passa milioni di euro sta stentando così tanto? Le spiegazioni ci sono e non sono certo poche. Innanzitutto Donadoni ha indubbiamente pagato il suo legame quasi morboso al vecchio e stantio 3-5-2, non provando mai uno schema alternativo se non in situazioni ormai compromesse. Alcuni giocatori hanno giocatori fuori ruolo e gli errori tattici sono stati piuttosto frequenti. Arrivando ai giocatori sicuramente anche loro hanno le loro colpe. Partendo da dietro De Sanctis alterna grandi parate ad errori piuttosto evidenti, tant’è che l’ormai ex allenatore azzurro Donadoni aveva pensato di rispolverare Iezzo. De Sanctis avrebbe dovuto dare tranquillità e sicurezza alla difesa, cosa che finora è capitata solo a corrente alterna. Venendo alla difesa sono stati troppi gli errori soprattutto dei singoli, ed i vari Contini, Cannavaro, Rinaudo ed Aronica, pur giocando con impegno, non sembrano essere i giocatori adatti per un salto di qualità della squadra. La sfortuna ha voluto che Santacroce e Campagnaro, i due difensori migliori del Napoli, hanno dovuto fermarsi per infortuni piuttosto delicati. Insomma manca un leader difensivo che sappia dare compattezza alla difesa, in quanto i 13 gol incassati sono davvero troppi. A centrocampo Hamsik e Gargano sono troppo discontinui, Datolo gioca fuori posizione essendo costretto ad improbabili rientri difensivi, Maggio appare lontano dalla condizione migliore, mentre Cigarini forse sente il peso della responsabilità di una piazza comunque esigente come Napoli. Pur essendo stato il perno dell’Under 21 il ragazzo a livello di club ha giocato in squadre come Parma ed Atalanta, dove la pressione è sicuramente minore. Infine in attacco Lavezzi continua ad essere troppo anarchico e tatticamente indisciplinato, in quanto gioca troppo lontano dalla porta, mentre dovrebbe giocare a 20-30 metri dall’area avversaria  e magari più esterno per sfruttare la sua rapidità. Quagliarella invece sta vivendo una crisi di identità, ma la squadra non lo aiuta in quanto gioca spalle alla porta e spesso i compagni lo cercano con lanci lunghi, mentre l’attaccante azzurro predilige il gioco palla a terra con rapidi fraseggi, cosa che il Napoli dovrebbe fare ma succede raramente. Il Napoli infatti è una squadra più tecnica che fisica, quindi il palleggio, le verticalizzazioni e le rapide triangolazioni dovrebbero essere l’arma in più, ma Donadoni non è mai riuscito a dare un gioco al Napoli. Toccherà a Mazzarri il compito di dare un’anima ed un’identità a questo Napoli che ha difettato anche di personalità e di grinta.

 

Francesco Ferrara NAPOLICALCIO.NET

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