Napoli, Mazzarri: non solo grinta.

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Un gran motivatore. E’ così che Walter Mazzarri è stato etichettato, e non c’è dubbio che lo sia davvero. Ne è la prova la grinta messa in campo dai suoi ragazzi fin dall’esordio dell’ex tecnico blucerchiato sulla panchina del Napoli. Una squadra in precedenza molle e all’apparenza impaurita, ha subìto una vera e propria metamorfosi trasformandosi in un qualcosa di simile ad uno schiacciasassi. Chiedere a Leonardo, Ferrara e Prandelli. Ma Walter Mazzarri non è solo grinta, sarebbe un grave errore considerarlo solo alla stregua di un grande motivatore. Il tecnico è infatti l’artefice di quella rivoluzione tattica che da tanto tempo era attesa all’ombra del Vesuvio. Mazzarri si è reso conto che la squadra, cosi come schierata in campo dal suo predecessore, era quanto mai fragile in fase difensiva, con Datolo sulla fascia sinistra ottimo in fase offensiva ma che lasciva più di qualche perplessità nelle situazioni di non possesso.  Ed allora ecco la soluzione: accantonato quel 3-5-2, impossibile da praticare produttivamente con l’organico a disposizione, e avanti con un 3-4-1-2 che vede Aronica e Hamsik come cardini-tattici: Il primo in grado comunque di proporsi in avanti, ma arretrando dalla mediana alla linea difensiva in fase passiva. Oltre che un maggiore equilibrio della squadra, altra conseguenza di questa brillante intuizione è che Cristian Maggio, sulla corsia opposta, risulta in parte sgravato da compiti difensivi ed è più libero di dedicarsi a ciò che meglio gli riesce: la spinta offensiva e gli inserimenti in zona gol.  E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Maggio è stato letteralmente rinvigorito dalla cura-Mazzarri, tanto da riproporsi nuovamente in azzurro nazionale col la convocazione di Marcello Lippi, arrivata qualche giorno addietro. Lo stesso Datolo ha beneficiato della nuova impronta del Napoli: l’argentino, precedentemente considerato come un “oggetto misterioso”, ha smentito la critica e sorpreso il pubblico azzurro potendo mostrare il suo vero gioco. L’esterno ha dimostrato di essere un giocatore superbo in fase offensiva se messo nella situazione di poter contare su una copertura alle spalle in fase di contenimento, senza doversi sobbarcare l’intera fascia mancina. L’altra intuizione del tecnico azzurro riguarda Marek Hamsik: al giovane centrocampista slovacco è stato assegnato il compito di giocare alle spalle di Lavezzi e Quagliarella in fase offensiva, proponendosi con inserimenti in area di rigore che spesso lo portano alla realizzazione, mentre in fase difensiva arretra sulla linea mediana, andando a comporre un centrocampo a quattro. Marechiaro non risulta dunque sgravato del tutto da qualsiasi compito difensivo, ma il contemporaneo arretramento di Aronica fa si che Hamsik possa comunque dedicarsi maggiormente alle ripartenze senza eccessivi patemi d’animo. Se a tutto questo aggiungiamo che Lavezzi è stato lasciato completamente libero da compiti tattici, la rottura di Mazzarri rispetto ai suoi predecessori è ancora più marcata, e anche le prestazioni del Pocho ne hanno beneficiato. L’argentino è sempre stato anarchico tatticamente, e l’ex tecnico doriano ha avuto il merito di capire che forse lo sarà sempre, nonostante i continui richiami. Con la differenza che la sua anarchia era dannosa per la squadra quando il numero 7 azzurro avrebbe dovuto svolgere certi compiti, mentre attualmente, sgravato da essi, il Pocho non compromette gli equilibri in quanto tali incombenze sono svolte da qualcun altro. La rivoluzione Mazzarri non è stata solo mentale. A Napoli aspettavano da tanto questo momento.

Vincenzo Mugione NAPOLICALCIO.NET

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