NAPOLI-UDINESE 3-1: EL POCHO RISVEGLIA LA TORCIDA AZZURRA

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Lo ricorderanno a lungo sulle rive del Tagliamento, lassù dove si produce il miglior prosciutto crudo del mondo. Una scossa tellurica, un terremoto, proprio come quello che sconvolse quelle regioni trent’anni fa. E’il Pocho di Gobernador Galvez il pericolo pubblico numero uno da quelle parti: propiziatore di una goleada all’andata, match-winner nell’infuocata cornice del ritorno, a fare da sfondo al battesimo di fuoco per gli ultimi virgulti condotti a Napoli da Pierpaolo Marino. Serata umidiccia e spalti semivuoti nel catino di Fuorigrotta, dove Reja riserva al solo Mannini tra i nuovi arrivi l’esordio dal primo minuto, in vece di snaturata ala sinistra nello stantio 5-3-2 ormai vicino alla salamoia. L’avvio degli azzurri è veemente: dopo neanche sessanta secondi, Zalayeta ruba palla e scocca il tiro, il portiere devia sulla traversa. Un minuto dopo è ancora il legno a strozzare in gola l’urlo del San Paolo: è Contini di testa a sfiorare il vantaggio. Gli sforzi propulsivi del Napoli trovano tuttavia responso al minuto numero 5. Lavezzi si libera sulla fascia destra, cross al centro per il Panteron ed il goffo Zapata anticipa tutti depositando il pallone nella propria porta. 1-0. La strada appare in discesa, ma dalla panchina l’attempato nocchiero ordina immediato dietrofont. Con le conseguenze di cui tutti purtroppo siamo a conoscenza: il Napoli arretra, l’Udinese prende coraggio e al nono è Pepe, direttamente su calcio di punizione, ad insaccare al volo alle spalle di Gianello. 1-1 e tutto da rifare. A questo punto la partita vive lunghi momenti di stasi: la pressione degli azzurri scema, e l’Udinese si rintana prudentemente nella propria metà a campo. C’è poco da segnalare, salvo un colpo di testa di Cannavaro prima, di Garics poi, che non impensieriscono il portiere sloveno Handanovic. Ancora conclusioni poco precise degli azzurri: il tiro dalla distanza di Gargano, poi la punizione di Lavezzi terminano entrambi fuori. Al 32esimo l’Udinese ha la possibilità di colpire in contropiede: lunga galoppata coast to coast di Quagliarella, che invece di battere a rete a tu per tu con Gianello si avvale dell’accorrente Di Natale che non riesce ad agganciare. Due minuti dopo brivido per il Napoli: è il palo a negare a Pepe la gioia del raddoppio. Al 36esimo le cose si complicano ulteriormente per gli azzurri: Zapata perde l’equilibrio, inciampando sui piedi di Cannavaro. Per l’iracondo Ayroldi di Molfetta, è il fratello d’arte a commettere fallo da ultimo uomo. Rosso diretto, la cui inesistenza provoca i fischi del San Paolo: Napoli in dieci e assetto tattico da risistemare. Dalla panchina, il nuovo acquisto Santacroce si prepara ad esordire sul prato verde di Fuorigrotta, ma bisognerà attendere la ripresa per effettuare la sostituzione. Le squadre vanno al riposo sull’1-1, al termine di un primo tempo abbastanza godibile, dove il Napoli è apparso senz’altro più brillante rispetto alle precedenti, sciagurate uscite. I primi minuti del secondo tempo vedono un Napoli più attendista, complice l’inferiorità numerica. Al 50esimo il gioiellino di origine brasileira rileva Garics, lasciando pressochè inalterato il disegno tattico con la difesa a tre. Il Napoli prende coraggio, ed i difensori friulani sono costretti all’atterraggio sistematico per interrompere le folate offensive azzurre, provocando in Ayroldi un uso spropositato del cartellino giallo. Al 60esimo, l’episodio che decide la gara: Pepe dimentica di esser già stato ammonito, e dopo essersi platealmente tuffato in area subisce la giusta punizione: secondo giallo e chiave della doccia nello spogliatoio. L’Udinese è squadra offensiva abituata a lasciare ampi spazi aperti, e l’uomo in meno non fa altro che agevolare gli azzurri che si ritrovano a galoppare in vere e proprie praterie. Frattanto Lavezzi comincia ad aggiustare la mira: il suo tiro al 61esimo fa la barba al palo, poi, dopo aver dialogato con Gargano, consente alla retroguardia bianconera l’ultimo recupero felice sui suoi piedi. Il meglio deve ancora arrivare: al minuto 73, El Pocho ritrova finalmente l’appuntamento con il gol: un gesto di istinto fulmineo si traduce in una staffilata da oltre venti metri imprendibile per Handanovic. Il San Paolo ribolle d’entusiasmo. Neanche il tempo di registrare l’ingresso in campo di Pazienza che l’argentino concede il bis: su un passaggio di Zalayeta, c’è un assist involontario di un difensore dell’Udinese, Lavezzi è in area a tu per tu con Handanovic in uscita e lo scavalca con un morbido pallonetto. Il pubblico è in visibilio, e grida a gran voce il nome del proprio beniamino. La reazione dell’udinese è sterile e tardiva: mister Marino gioca la carta Floro Flores (il cui ingresso è accompagnato dai fischi), ma i friulani collezionano soltanto una lunga sequenza di calci d’angolo: la difesa azzurra, con l’aiuto di un Santacroce che dimostra l’autorità di un veterano, non ha nessun problema ad allontanare le minacce. A cinque minuti dalla fine standing ovation per Lavezzi che lascia il campo a Bogliacino, dopodichè gli olè del pubblico scandiscono il torello che anticipa il fischio finale. Si chiude col San Paolo festante e con i giocatori che in campo si stringono le mani. Gli azzurri tornano al successo dopo quasi due mesi grazie ad un grande Lavezzi autore di una doppietta e autore anche dell’autorete procurato da Zapata. Molto bene nel Napoli anche Zalayeta che ha tenuto palla, l’ha difesa consentendo alla squadra di salire ed ha creato spazi proprio per Lavezzi. Bene anche l’esordio degli innesti nuovi, importante il rientro a centrocampo di Blasi che, udite, udite, ha chiuso la gara senza essere ammonito! E’la continuità adesso il primo obiettivo del Napoli. Una continuità da inseguire per chiudere quanto prima il capitolo salvezza e cominciare a progettare la stagione futura.

C.Francesco Piantedosi

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